Mattia_Admin
- Viva la pizza
Il Lockdown della scorsa primavera e le chiusure anticipate di questi ultimi giorni sono veramente due colpi molto duri inflitti a tutto il sistema della ristorazione italiano. Ma una scappatoia, per chi ha la possibilità e la voglia di reagire esiste. E si chiama Black Kitchen.
Non si tratta come può far pensare il nome aut cucina esotica, ma un fenomeno che sta esplodendo negli ultimi mesi e riguarda quelle cucine “chiuse”, pensate solo per la produzione di piatti per la consegna a domicilio.
Il tema, vista la situazione, è di stretta attualità. E la ragione é che le cosiddette “dark kitchen” sono la soluzione per questo periodo. Un sistema di consegna di piatti pronti a domicilio, una tendenza a cui ha soprattutto contribuito il popolo dei millennial, clienti che non esitano a ordinare cibo pronto anche due o tre volte a settimana e che si aspetta un servizio veloce, ampia scelta e un buon rapporto qualità-prezzo.
Da qui la spinta verso un nuovo modello di cucina, votata da una parte a preservare la qualità dell’esperienza di consumo all’interno del locale e dall’altra a non compromettere lo sviluppo di new business, cavalcando l’opportunità di riconfigurare i propri spazi o di affidare a soggetti terzi (le “dark kitchen per l’appunto) la gestione delle consegne a domicilio.
All’orizzonte si profila un mercato dalle enormi opportunità: oggi il giro d’affari del food delivery su scala globale vale 35 miliardi di dollari e la proiezione al 2030 (fonte Ubs) parla di 365 miliardi di dollari, con una crescita composita anno su anno del 20%.
Le cucine dedicate esclusivamente alle consegne a domicilio possono aiutare significativamente i ristoranti a far crescere il proprio business fornendo una piattaforma di espansione a bassissimo rischio, che azzera i costi di affitto dei locali e delle attrezzature e altre spese operative come le utenze, i costi d’esercizio, le pulizie.
Il futuro è insomma già arrivato e tutti noi dobbiamo adattarci ad esso.